comprami…
video di Paolo Crivellin
performance di Massimiliano Griggio
COMPRAMI…
Performance di Massimiliano Griggio
http://www.youtube.com/watch?v=MAAriJsHsDM&feature=youtu.be
ringraziamenti: Barbara Codogno, Paolo Crivellin, Martina Oro
Conclusione della performance del 8 marzo 2012.
COMPRAMI, IO SONO IN VENDITA E NON MI CREDERE IRRAGGIUNGIBILE…
Cos’è? Una performance artistica di Massimiliano Griggio.
Quando? La sera dell’8 marzo, festa della donna.
Dove? Dove vuoi tu in un raggio di 50 km da Padova.
Perché? Per trasformarmi in merce, oggetto. Per vanità e per sprezzo del pericolo. Per rischiare di rimanere invenduto. Perché mi interessano le dinamiche relative ai ruoli e ai generi.
Per chi? Solo per donne, sole o in gruppo.
Limiti? No sex please!
Come? Attraversoun’asta su ebay:
http://www.ebay.it/itm/COMPRAMI-IO-SONO-IN-VENDITA-E-NON-MI-CREDERE-IRRAGGIUNGIBILE-/170789322315?pt=Altro_Arte_e_Antiquariato&hash=item27c3d63e4b
Giocando sul tema del ritornello della canzone Comprami (1979) di Viola Valentino e con l’illusione di potermi avvicinare all’altissimo valore della performance Rhythm 0 (1974) di Marina Abramović, ho deciso di ritualizzare l’idea che ho della ricorrenza dell’8 marzo offrendomi come simbolo all’interno di una logica di consumo continuo di corpo, tempo, lavoro.
Dedicare alcune ore a chi decide di comprarmi, dove comprare diventa emblematico, la constatazione, non del tutto acritica, dell’essersi messi in vendita, non solo con il corpo, ma anche con il tempo e nello spazio.
Mi interessava prendere parte attiva ai festeggiamenti di una ricorrenza politica (sociale) che, assieme alle altre (religiose, pagane, politiche…), sta contribuendo a trasformare la nostra quotidianità in un “mercato continuo” che inizia a natale e finisce quello successivo.
Trasformarmi in merce, confermare la logica del consumo, entrare nel vivo del gioco non più come consumatore ma come consumato, come merce, è lo scopo di tutta l’operazione. Alla mercé di chi ha deciso di spendere per avermi, io mi spendo per chi spende.
Il fatto che il prodotto-io possa risultare poco appetibile, considerando la vasta offerta presente sul mercato in questa giornata (8 marzo), non ha certo fermato la mia ambizione di prodotto, suggerendomi di propormi come alternativa a prodotti più consueti e prevedibili. Sicuramente una nicchia di consumatrici esisterà anche per me.
Con il rischio di rimanere invenduto, emarginato, in basso sullo scaffale-vita, per un errore di etichetta o perché la scadenza è troppo vicina, mi vendo alle migliori offerenti. Perché nel fatto di vendersi e quindi non essere più propri ma di altri, sta il grande gioco dei ruoli di genere; e nel fatto di essere comprati, sta l’appagamento della vanità e la consapevolezza o illusione di essere preziosi per qualcuno.
Tutta l’operazione, concretizzazione di una personale riflessione, non mi mette al riparo da eventuali critiche che potrebbero essermi rivolte: l’invidia nei confronti di ballerini e spogliarellisti che fanno dell’8 marzo una delle loro giornate più pagate; il rischio di essere considerato troppo perbenista o politically correct offrendomi come alternativa non espressamente sessuale in una giornata dove il sapore sessuale la fa da padrone; la presunzione di essere un prodotto migliore di altri (la presunzione è uno degli aspetti della mia personalità, ed il fatto di propormi come prodotto afferma implicitamente una superiorità); per la presunta critica alla società dei consumi che ci vede merce e non solo consumatori; per l’apparente compiacimento della mercificazione, perché con la mia scelta appoggio comunque una possibile logica di consumo del corpo. Tutto e il suo contrario.